Dedico a Margot questo post.

Nel penultimo video ho inserito opere di Egon Schiele perchè erano le uniche che ritenevo adatte.

Ho imparato a conoscere un pochino Egon Leon Adolf Schiele, pupillo di Gustav Klimt,  morto nel 1918 ad appena 28 anni di influenza spagnola.

L’ elemento che mi preme evidenziare qui è la vicinanza tra i due uomini: l’interesse per la raffigurazione del corpo nudo e della sessualità maschile. Egon Leon Adolf Schiele fu prolifico tanto da produrre in poco più di un decennio circa trecento dipinti e più di tremila opere su carta.

Egon operò in un periodo pieno di novità artistiche tra la Belle èpoque e la Prima Guerra Mondiale. Le correnti artistiche come le Fauves francesi e i tedeschi della Brücke, fino alle angoscianti esperienze di Munch, furono travolte da una crisi esistenziale che coinvolse tutto il continente Europeo. La problematica andò a intaccare tutti i fondamenti del sapere, e interessò tutti i livelli dell’esistenza, in un periodo storico denominato anche “vuoto europeo”. Nell’arte scorreva un sentimento di perenne angoscia, seguita da una mancanza di punti di appoggio e di aiuto, che trasformavano la vita in un’odissea. 

Dopo aver intrapreso vari studi, Schiele sentì il bisogno di allontanarsi per trovare la sua personalissima autonomia artistica; e la trovò sulla rotta di collisione tra spazio e tempo, tra impulso di  ἔρως e di  θάνατος: è proprio nell’intreccio di questi due elementi che l’artista ricercava l’ intensa somma delle proprie emozioni, la profondità di un sentimento totale.

Nelle sue opere saltan fuori corpi nudi di donne possenti, padrone del loro corpo e di se stesse, ma anche autoritratti deformati da turbe psiche e mutilazioni fisiche e coppie unite in un eterno abbraccio senza amore. Questo per Schiele era l’Espressionismo. Ciò che voleva trasmettere nelle sue opere era un viaggio alla ricerca dell’esperienza interiore di ogni personaggio e di se stesso, comunicando al pubblico il disagio interiore che ogni essere umano possiede.

Viene da chiedersi il motivo di queste scelte rivelatrici di una angoscia persino attraverso lo sfondo, sempre vuoto, persino tramite la solitudine dei suoi personaggi.
Ossessionato dal corpo, Schiele tratteggia corpi estremamente scheletrici, con il volto scavato e stanco, con una nudità mai censurata, ma sempre aggressiva e brutale. 

Rimando qui chi volesse approfondire.

11 risposte a "Schiele, angoscia e Genio"

  1. grazie infinite. Da ragazzina amavo alla follia Schiele, è stato per me fonte di formazione, ispirazione e studio. La prima volta che sono stata a Vienna era apposta per incontrarlo. Ricevere una dedica associata a lui è un grandissimo onore. Buona giornata!

  2. Schiele ha vissuto in momento di transizione e come tale è stato alla costante ricerca di mostrare quello che provava. Le sue tele, ma diciamo l’intera sua opera, mostra una forza che pare uscire dalla tela per conquistare l’attenzione dell’osservatore.

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