Il suicidio di Dora

Nelle vite dei Grandi come Puccini possono saltar fuori tragedie.

Questa che coinvolse una sua cameriera è spuntata da un epistolario conservato nell’Archivio Antinori di Firenze e riscoperto dallo scrittore Maurizio Sessa nel libro ‘Andrò nelle Maremme. Puccini a caccia tra Bolgheri e Capalbio’. 

L’amante di musica classica imbruttito

Torre_del_lago,_monumento_puccini Monumento di Puccini a Torre del Lago

Nei salotti eleganti della gente di mondo, alcune ombre silenziose scivolano sullo sfondo; a esse non si fa caso se non per accertarsi che non rubino l’argenteria: cameriere, maggiordomi, valletti: personaggi la cui impronta è labile nella storia dell’arte, tranne quando rimangono protagonisti di gesti e storie così eclatanti, da sconfiggere l’oblio a cui sono condannati, tanto maggiore quanto più illustre è il loro padrone, e assurgere alle luci della ribalta per un motivo o per l’altro. In questo caso, parliamo di luci pallide e di una ribalta tetra.

Siamo a Torre del Lago, nel 1908. Giacomo Puccini sta componendo La Fanciulla del West. Con lui ci sono la moglie Elvira e la cameriera: Doria Manfredi, una ragazza di campagna di 16 anni, semplice, mite, schiva. Doria è la figlia di un amico di Puccini, suo compagno d’elezione nelle…

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Non è dato di conoscere l’autore medioevale di questa icona, serbata nell’ ufficio di registrazione della città di Bristol.

Si tratta di un’illustrazione della punizione inflitta ai fornai che avevano violato la regolamentazione del peso sul pane. L’autore del reato sarebbe stato trascinato per le strade della città su una slitta con il pane fraudolento legato al collo.

La premessa l’ho voluta per introdurre il tema, ossia un valente miniaturista attivo tra il 1440 e il 1494 prima a Parigi, quindi ad Ahun , nella Contea di Marche , nel centro-ovest della Francia.

Ebbe ben due mecenati: Jacques d’Armagnac ( conte, poi visconte, poi duca di Nemers) e Jean del Mas, signore di L’Isle.

Non entro nella lotta tra i due mecenati che mi porterebbe fuori strada.

Di certo è che gli studiosi gli han attribuiti diversi manoscritti: Libro del Tesoro del Brunetto Latini, Lancillotto in prosa, serbato nella BNF e tanti altri.

Mi soffermo sull’ultimo perchè la saga arturiana mi è cara.

Il Graal Lancillotto della Biblioteca Nazionale di Francia è un insieme di quattro manoscritti miniati commissionati da Jacques d’Armagnac , duca di Nemours ed eseguiti dal laboratorio di Evrard d’Espinques intorno al 1475. Contengono il ciclo del Lancillotto-Graal e sono uno degli esempi più completi di testi arturiani in prosa illuminata con 209 miniature.

dal ‘Romanzo di Tristan in prosa’, Musée Condé