Il Medioevo fantastico

Frammento del Physiologus, battuto all’asta da Christie’s nel 2017

Physiologus, XXXIII .

Nel post anticipatorio compariva una pantera che fregia The Aberdeen Bestiary.

Sembra strano , ma secondo le storie mitiche, le pantere erano ritenute così delicate che solo i draghi erano i loro nemici.
È noto che non solo le fonti bibliche informano l’iconografia cristiana.

Lasciando stare tranquillo questo magnifico testo miniato del XII secolo, custodito nella Biblioteca dell’Università di Aberdeen, dove è inventariato come MS 24, rimango in tema di pantere ed affini.

Molte vecchie leggende furono compilate nel Physiologus, un testo cristiano didattico scritto o compilato in greco da un autore sconosciuto, costituito da descrizioni di animali, uccelli e creature fantastiche, a volte pietre e piante, fornite di contenuto morale, e datate da qualche parte intorno alla fine del II o III secolo.

Redatto in latino, il Physiologus è un manoscritto su pergamena redatto ad Alessandria d’Egitto da autore ignoto.

L’opera ha avuto molta fortuna nel Medioevo tanto da ispirare numerose imitazioni.

Una delle copie più famose è il cosiddetto Fisiologo di Berna, decorato da miniature tra le più realistiche.

Il Fisiologo divenne piuttosto popolare durante il Medioevo, poiché includeva i commenti di Aristotele e Plinio il Vecchio sulla zoologia. Servì come fonte primaria per il lavoro di scrittori successivi, come San Isidoro di Siviglia e Sant’Ambrogio, che avrebbero poi associato alcune virtù morali (e vizi, ovviamente) con vari animali, basati su riferimenti nelle Scritture, tradizione e altre fonti letterarie.

In attesa

Sapete quando in una segreteria telefonica vi mettono in attesa con una bella musica o con un jingle ??
Nell’attesa dell’aggiornamento vi invito a visionare video creati tempo fa.

Uno su una lirica di Lawrence Ferlinghetti.

L’altro cucito su poesia di Octavio Paz.

La poesia ferita: Antonia Pozzi.

Appena avrò risolto il problema del fondale tenterò di mandare in streaming con la mia voce l’ultima poesia di Antonia Pozzi come omaggio a lei e a chi ha permesso che ne godessimo in tutta la sua pregnanza.

Ontologia,Psicoanalisi,Logica.

La malinconia, una malinconia leopardiana che si alternava a una malinconia dolorosa e profonda, si è accompagnata alla breve vita di Antonia Pozzi, e ne ha ispirato le poesie arcane e sommesse, luminose e fosforescenti, immerse nella grazia e nel mistero di un fragile desiderio di morire che le sue relazioni d’amore ogni volta franate e incomprese nei loro brucianti fulgori hanno concorso nel farle sciogliere la morte a ventisei anni. Eugenio Montale ebbe a dire: “Anima di eccezionale purezza e sensibilità, che non poté reggere al peso della vita, Antonia Pozzi richiede una lettura che faccia vivere in noi gli sviluppi ch’essa conteneva e non espresse che in parte; voce leggera, pochissimo bisognosa di appoggi, essa tende a bruciare le sillabe nello spazio bianco della pagina”.

La fragilità e la smarrita stanchezza di vivere, la solitudine è la nostalgia della morte, che si sono accompagnate alla malinconia, sono state…

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