Il bello e il brutto, il letterale e il metaforico, il sano e il folle, il comico e il serio… perfino l’amore e l’odio, sono tutti temi che oggi la scienza evita. Ma tra pochi anni, quando la spaccatura fra i problemi della mente e i problemi della natura cesserà di essere un fattore determinante di ciò su cui è impossibile riflettere, essi diventeranno accessibili al pensiero formale.
(Gregory Bateson, Dove gli angeli esitano)

Diversi anni or sono nei forum ( anche della Bompiani) utilizzavo come nickname Alice.

G. Bateson è diventato celebre soprattutto per aver sviluppato la teoria del doppio legame per spiegare la schizofrenia.

Per la cronaca, il Nostro è stato l’ispiratore dei lavori del Mental Research Institute di Palo Alto in California (conosciuta in seguito come Scuola di Palo Alto), che rivoluzionò l’approccio alla malattia mentale.

Rileggendo la favola la mia mente mi ha portato ai metaloghi di Gregory Batenson, in particolare il dialogo tra lui e la figlia, che egli riporta sul suo libro Verso un’ecologia delle mente.

Di qui un meraviglioso aggancio all’ecologia della mente che in Alice sembra “disturbata” da una sindrome.

Piccola digressione.

Il metalogo è una conversazione immaginaria tra un padre e una figlia su un argomento problematico. Inizia sempre con una domanda della piccola figlia, domanda che permette a papà Bateson di introdurre le sue teorie. I metaloghi non terminano mai con certezze, ma lasciano la possibilità di porsi molte altre domande.

Batenson, biologo di formazione, non fu soltanto biologo ma antropologo, epistemologo, naturalista, etologo, cibernetico, collaborò con psichiatri e psicoterapeuti…

Nel dialogo tra padre e figlia si rilevano accostamenti con quello di Alice con il Cappellaio e il Ghiro sonnecchiante che di tanto in tanto fa da eco. Figlia- Papà., quante cose sia? Padre. Eh? uhm… so circa un chilo di cose.

F. non dire sciocchezze. Un chilo di quali cose? Ti sto chiedendo davvero quante cose sai.

P. Be’, il mio cervello pesa circa un chilo e penso di usarne circa un quarto… Quindi diciamo due etti e mezzo. … una volta conoscevo un ragazzino in Inghilterra che chiese a suo padre: «I Padri sanno sempre più code dei figli?« e il padre rispose: «Sì». poi il ragazzino chiese: «papà chi ha inventato la macchina a vapore?» e il padre: «James Watt» E allora il figlio gli ribattè: «ma perché non l’ha inventato il padre di James Watt?».

Il resto qui

Il metalogo continua e sembra che si rifletta nella sorta di un altro “metalogo” (si potrà chiamare così?) di tutto il romanzo di Alice fra gli incompresi abitanti del Paese delle meraviglie.

2 risposte a "Alice secondo Bateson"

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