Inghen Ruaidh, la ragazza rossa

Premessa. Dedico a mio marito questo post: lui si ritiene discendente dei vichinghi.

Come sanno anche i canguri in Australia, la Scandinavia vantava centri commerciali che la collegavano all’ Europa centrale e orientale e all’Oriente.

Uno di essi era uno svedese, Bierkø ( letteralmente: “Isola delle betulle”) situata sull’isola di Björkö . Bene, durante l’epoca vichinga Birka o Birca fu centro attivo nei commerci.

Il sito era un fiorente centro mercantile che scambiava lungo i fiumi Dnieper e il Volga argento arabo e bizantino in cambio di pellicce e schiavi. Il ritrovamento di una necropoli non è una novità per gli archeologi: spesso la storia viene ricostruita attraverso i morti più che dei vivi.

L’attenzione sulla necropoli di Birka in Svezia ha connotati nuovi da qualche anno. La scoperta ha gettato ‘il sasso in piccionaia’.

Oltre mille anni fa, in quella che è attualmente la Svezia sudorientale, un ricco guerriero vichingo fu deposto in un sepolcro colmo di spade, punte di frecce e cavalli sacrificali. La tomba principale ritrovata rifletteva l’ideale del maschio guerriero vichingo, o, per lo meno, questo è quanto pensavano molti archeologi.

Ebbene, nuove analisi eseguite sul DNA delle ossa hanno permesso ora di scoprire che in realtà nel sepolcro c’erano i resti di una donna ( forse rossa).

Un testo irlandese di inizio del decimo secolo racconta di Inghen Ruaidh (“ragazza rossa”), una guerriera donna che condusse una flotta vichinga in Irlanda. Zori osserva che numerose saghe vichinghe, come quella dei Volsunghi risalente al XIII secolo, raccontano di shield maidens (le cosiddette Skjaldmær, letteralmente “giovani donne scudo” che avevano scelto di combattere come guerriere, ndt) che combattono al fianco dei guerrieri maschi. Ma alcuni archeologi hanno considerato queste guerriere donne un semplice abbellimento mitologico, una credenza colorata dalle aspettative moderne sui ruoli di genere.

Avrà gongolato Anna Kjellström, archeologa dell’Università di Stoccolma: già dall’inizio qualcosa che non le tornava. Quelle ossa pelviche e la mandibola avevano dimensioni più simili a una donna che a un uomo.

Il resto lo potete approfondire qua.

Dedicato a Claudio

Un unico dipinto ma di grande valore artistico, questo del piemontese Cesare Saccaggi. Si intitola “Preludi” e fu realizzato nel 1914, anno in cui fu esposto alla XI Biennale di Venezia.

La scena si svolge in un’atmosfera lieve e romantica. In primo piano si trova una coppia di innamorati seduti in un salotto in cui una giovane assorta suona l’arpa.

Ma non seguono la musica: lui la scruta dubbioso e lei sfugge il suo sguardo. Con questo dipinto, capolavoro di virtuosismo pittorico, Saccaggi mostra la sua straordinaria capacità di elaborare i dettagli, come si può vedere nel sontuoso abito della protagonista, ma anche di saper cogliere la psicologia dei personaggi e i loro sentimenti, immergendoli in un’atmosfera delicata e sospesa, resa dalla luce calda che entra dalla finestra e dal lieve e quasi udibile elemento musicale.

Non è un caso che il pittore si sia servito della musica per esprimere su tela uno stato d’animo e l’aura sublime di un momento: Saccaggi, oltre che pittore era anche compositore ed esecutore di musica, in grado di suonare un’opera intera senza fare uso di spartito, capacità che lo rendeva molto gradito nelle riunioni di amici e in società.

Siamo tutti veneziani

Salerno subì un’alluvione nel 1954. Mio marito se la ricorda..

Oggi i miei pensieri sono per Venezia, ancora una volta offesa dagli eventi meteo, da una buona dose di mancanza di sensibilità degli amministratori locali (e in alcuni casi anche della disonestà) e non.
La mia solidarietà ai veneziani, alle vittime (e ai loro parenti), a coloro che hanno subito danni e a tutti coloro che soffrono nel vedere soffrire questa città unica.
Venezia è un patrimonio di tutti noi.

Le sue ferite sono anche le nostre.

La Bulgaria ignota

L’aggiornamento di oggi riguarda una località del centro della Bulgaria: a meno di un’ora da Stara Zagora si trova Kazanlăk, la città famosa per i ritrovamenti risalenti all’antica civiltà trace e per essere il centro focale della produzione dell’olio di rose a livello mondiale.

La Rozovata Dolina ( Valle delle Rose) si rintraccia a pochi passi dalla città di Kazanlăk, una vasta pianura dove sboccia una moltitudine di rose da cui si estrae oltre il 60 % dell’olio richiesto a livello mondiale.

Il metodo di coltivazione è in uso da tre secoli 

La parola trace o Tracia ha una seduzione al mio orecchio che non so spiegarmi.

Ma non è delle rose che desidero accennarvi.

Desidero divulgare la particolarità e la bellezza della Tomba Trace di Kazanlăk, una sepoltura a volta costruita in mattoni nella Bulgaria centrale.
La tomba fa parte di una grande necropoli di epoca trace.

Come si può vedere nel video, essa è costituita di uno stretto corridoio e una camera funeraria rotonda, entrambi decorati con murali rappresentanti una coppia trace ad una festa funeraria rituale. Il monumento, risalente al IV secolo a.C. , è inserito fin dal 1979 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.
I dipinti murari sono notevoli per la splendida rappresentazione dei cavalli e soprattutto per il gesto di commiato, in cui la coppia seduta si afferra reciprocamente i polsi in un momento di tenerezza. I dipinti sono il capolavoro bulgaro meglio conservato del periodo ellenistico.
La tomba si trova vicino all’antica capitale trace di Seutopoli e la tomba può essere attribuita al sovrano tracio Seute III, re degli Odrisi, la cui città Seutopoli, appunto, sorgeva proprio dove ora si trova Kazanlak.